Le nuove normative sui visti nella regione dell’Asia-Pacific

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Nell’ Agosto del 2014, le leggi in merito al rilascio dei visti nella regione dell’Asia-Pacific hanno subito alcuni cambiamenti. Molti tra i paesi chiave di quest’area hanno avviato nuovi piani per favorire gli investimenti stranieri, regolare i flussi migratori e sviluppare il turismo locale. Con i viaggi d’affari nella regione dell’ Asia-Pacific, in aumento del 7 per cento nel 2014, che stanno superando quelli nel resto del mondo, le modifiche al complesso sistema di visti nella regione sono inevitabilmente di grande interesse. In questo articolo introduciamo alcune delle novità più rilevanti recentemente introdotte.

 

Singapore

Lo scorso mese Singapore ha attivato un nuovo sistema di visti che potrebbe avere riverbero per gli stranieri alla ricerca di un lavoro nella cosiddetta Tigre Asiatica. Nello sforzo di arginare il flusso sempre maggiore di stranieri che lavorano a Singapore, le nuove norme intendono rendere più complessa l’assunzione di stranieri e, al contrario, favorire l’impiego di cittadini originari di Singapore.

Il nuovo quadro normativo si chiama Fair Consideration Framework. Con l’eccezione per i trasferimenti intra-aziendali, il piano afferma che le imprese con più di 25 impiegati e che corrispondono un salario base inferiore ai 12.000 USD al mese devono pubblicizzare eventuali opportunità di lavoro ai cittadini di Singapore prima che uno straniero possa essere assunto. Nel caso in cui un lavoratore straniero sia assunto, il datore deve provare di aver preso tutte le misure necessarie per promuovere il posto precedentemente vacante al pubblico locale. Le nuove regole prevedono poi un esame più minuzioso alle aziende che assumono principalmente oltre confine, andando a impattare direttamente le procedure di assunzione di queste aziende affinché ottemperino alle nuove norme.

Le nuove riforme sono relativamente sorprendenti, in quanto lo scorso anno il governo di Singapore aveva rilasciato un documento dichiarante che la riduzione del tasso di natalità nel Paese richiedeva un maggiore flusso migratorio in entrata. Allo stato attuale, gli stranieri rappresentano circa il 30 per cento della popolazione di Singapore, che ammonta a 5,4 milioni. Il documento stesso prevedeva che entro il 2030 la popolazione sarebbe cresciuta tra i 6.5 e i 6.9 milioni, con gli stranieri rappresentanti il 50 per cento del totale.

L’effetto della nuova normativa in materia d’immigrazione non è ancora stato avvertito, ma è chiaro quanto questo rappresenti una marcia indietro del governo rispetto a quanto dichiarato nel documento del 2013, che era stato fortemente criticato dai cittadini di Singapore.

 

Malesia

La Malesia ha recentemente annunciato l’intenzione di rilasciare visti quinquennali con multi-ingresso a investitori stranieri e dirigenti d’impresa. Sebbene tutti gli investitori stranieri ne abbiano diritto, il Primo Ministro malese Najib Razak, la scorsa settimana ha dichiarato che il nuovo progetto sarà particolarmente benefico per lo sviluppo dei rapporti con l’Australia.

Parlando alla stampa dopo la visita con il Primo Ministro Australiano, Razak ha dichiarato che un più libero flusso di professionisti provenienti dall’Australia sarà cruciale per sostenere il successo delle relazioni commerciali tra i due paesi.

Questo nuovo piano e le parole di Razak confermano il già sano e prosperoso rapporto tra Malesia e Australia. Nel 2013, l’Australia ha investito 28,9 miliardi di RMB (9,04 miliardi di USD) in Malesia, sebbene la Malesia avesse investito quasi il doppio (50,9 miliardi di RMB). Razak ha reso noto ai media che “Nel 2013, l’Australia è stato il nono maggior partner commerciale per la Malesia. Lo scambio di beni e servizi nel 2013 ha raggiuntoo un valore di 61,9 miliardi di RMB (19,4 miliardi USD), raggiungendo il rispetto ai 46,2 miliardi RMB (14,5 miliardi di USD) del 2010. Il trend attuale rappresenta un aumento del 14,7 per cento in tre anni.”

Il governo malese conferma che il nuovo sistema sarà effettivo a partire da il prossimo dicembre, e le nuove norme sono già state ben accolte anche da tutti gli stati vicini alla Malesia.

 

Tailandia

Anche il governo tailandese ha portato a termine numerose modifiche al suo sistema di rilascio dei visti, sia per turismo che per lavoro. Il cambiamento più rilevante impatta su coloro che vogliono avviare un’attività commerciale online. In precedenza, chiunque volesse lavorare in Tailandia avrebbe dovuto ottenere un visto di tipo B, che richiede un permesso di lavoro rilasciato da un datore locale. Nell’impossibilità di ottenere tale certificazione, gli stranieri che operavano un sito web in Tailandia lo facevano tramite un visto turistico, e questa pratica conduceva spesso ad infrazioni e, di conseguenza, all’espatrio. Tuttavia, le recenti modifiche al quadro normativo in materia consentono di operare attività imprenditoriale digitale con un semplice visto di tipo turistico.

Sono state inoltre implementate riforme per lo sviluppo del turismo. Da sempre una delle maggiori attrazioni turistiche nel sud-est asiatico, la Tailandia ha recentemente sofferto un rallentamento del settore, principalmente dovuto al trambusto politico che ha devastato il paese nel corso di quest’anno. I turisti cinesi, che sono peraltro i più assidui visitatori della Tailandia, potranno giovare di visti gratuiti fino all’8 novembre. Invece, i turisti da altre parti del mondo potranno estendere il loro visto per ulteriori trenta giorni pagando una piccola somma nei diversi uffici immigrazione nel Paese.

 

Giappone e Indonesia

Lo scorso mese il Giappone ha annunciato l’intenzione di rilasciare visti turistici gratuiti a tutti i cittadini indonesiani a partire dal prossimo anno. Il piano rappresenta un ulteriore consolidamento del già solido rapporto tra le economie rispettivamente seconda e quinta in Asia. I due paesi hanno ormai da tempo avviato importanti collaborazioni economiche, ed ultimamente il Giappone rappresenta il più produttivo investitore per l’Indonesia. In futuro, è ragionevole pensare che l’Indonesia offrirà ai cittadini giapponesi un simile trattamento di favore.

I cambiamenti alle normative sui visti in Asia sono evidentemente diversi tra loro, giacché sono lo specchio del clima politico ed economico di ogni singolo paese. Per ciò che riguarda Singapore, la spinta riformista deriva dalla necessità di placare il dissenso pubblico in merito alle politiche del governo in favore dell’immigrazione quale fonte primaria per mantenere l’economia locale competitiva. Per la Malesia, vi è invece la necessità di assicurare che gli investimenti stranieri non diminuiscano in seguito alle recenti tragedie dei voli MH17 e MH30. La Tailandia dal canto suo deve salvaguardarsi da un ulteriore rallentamento del turismo, uno dei settori più prolifici per il suo sistema economico. Infine, il Giappone, sembra essere guidato sia dalla volontà di attirare un maggior afflusso di turisti dal sud-est asiatico al fine di incrementare il numero di visitatori in vista dei giochi olimpici di Tokyo 2020 e di rafforzare i legami con altri paesi per far fronte alla “minaccia” di un’aggressione cinese. In generale per la regione dell’ Asia-Pacific, le nuove riforme confermano la tesi che le norme in materia di visti e di libera circolazione delle persone sono da un lato fortemente difformi da paese a paese, e dall’altro in continua evoluzione, ed è quindi necessario prestare regolare attenzione allo sviluppo costante del quadro normativo.

 

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